L'annullamento da parte della Thailandia della tassa sulle plusvalenze per le operazioni con bitcoin fino al 2029 non è tanto una "prova immediata del dominio mondiale del BTC", quanto un importante segnale sulla direzione della tendenza regolamentare. Tale passo mostra che i singoli stati iniziano a considerare il bitcoin non solo come un attivo speculativo, ma anche come un elemento strategico del sistema finanziario, per il quale ha senso competere con agevolazioni fiscali.

Per la Thailandia, si tratta innanzitutto di uno strumento per aumentare l'attraenza degli investimenti e lo sviluppo della propria ecosistema crittografico: un regime agevolato stimola il commercio, attira capitale e rafforza il ruolo del paese come hub regionale per gli attivi digitali. Per il mercato globale, si tratta invece di un altro caso da aggiungere al raccolto: in precedenza erano le giurisdizioni più favorevoli alle criptovalute a muoversi per prime, ora sono paesi con un'infrastruttura finanziaria in via di sviluppo che introducono agevolazioni per il Bitcoin, con l'obiettivo di occupare un posto nella nuova architettura del capitale.
È ancora presto per parlare di un 'dominio mondiale del Bitcoin come moneta', ma la tendenza è evidente: più governi creano regimi fiscali e legali che non sopprimono, ma integrano il BTC, più questo diventa legittimo e istituzionalizzato. Ciò intensifica la competizione tra giurisdizioni per attrarre business e capitale crittografico e trasforma gradualmente il Bitcoin da un esperimento marginale a un attivo finanziario globale riconosciuto — con la sua propria geopolitica, politica fiscale e battaglia per ottenere un regime 'amichevole' verso di esso.