🇪🇺🚨 L’EUROPA STA CAMMINANDO NELLA TRAPPOLA CHE HA COSTRUITO DA SOLA 🇪🇺🚨

Per anni, l’Europa ha costruito la sua potenza industriale sull’energia a basso costo proveniente dalla Russia.

Prima della guerra in Ucraina, circa 15 miliardi di piedi cubi di gas al giorno arrivavano dai gasdotti russi, alimentando fabbriche e competitività.

Poi, spinta dalle sanzioni e dalla ricerca di indipendenza energetica, l’UE ha sostituito quel flusso con gas naturale liquefatto (LNG) dagli Stati Uniti, dal Qatar e persino dalla stessa Russia — ma a prezzi molto più alti.

Nel 2025, quasi metà delle esportazioni russe di LNG continuavano comunque a finire nei terminal europei: una dipendenza mascherata.

Ora però la situazione è precipitata.

Mosca ha annunciato che dirotterà parte dei suoi carichi verso Cina e India, anticipando il divieto legale dell’UE previsto per il 2027.

E proprio mentre l’Europa tenta di ridurre il rischio energetico, la guerra contro l’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, causando un taglio drammatico nelle forniture globali di energia e fertilizzanti.

Con il blocco di Ras Laffan, il Qatar — che garantisce il 20% dell’LNG mondiale — ha dichiarato forza maggiore, facendo schizzare i prezzi del gas di oltre il 50% in pochi giorni.

Gli Stati Uniti, oggi principale fornitore europeo, detengono così un’enorme leva geopolitica ed economica: decidono, di fatto, il costo dell’industria europea.

L’Europa si ritrova quindi intrappolata nella sua stessa strategia energetica, senza diversificazione, vulnerabile e a rischio di una nuova ondata di deindustrializzazione.

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