I prezzi del petrolio sono aumentati a causa dell'escalation delle tensioni tra gli Stati Uniti, Israele e l'Iran, sollevando preoccupazioni riguardo a una prolungata interruzione nei mercati energetici globali. Gli analisti avvertono che se il conflitto dovesse durare più di quattro-sette settimane, prezzi del petrolio sostenuti potrebbero spingere l'inflazione al rialzo e costringere la Federal Reserve a rinviare i tagli ai tassi di interesse pianificati.
Prezzi del petrolio più elevati inasprirebbero le condizioni finanziarie e ridurrebbero la liquidità, creando venti contrari per gli asset a rischio come Bitcoin. Se il petrolio Brent dovesse salire a circa $100 per barile, Bitcoin potrebbe subire un calo del 5–15%. In scenari più gravi dove il petrolio raggiunge $120–$150, i mercati potrebbero spostarsi in un ambiente di rischio recessivo, potenzialmente facendo scendere Bitcoin del 25–45%.
L'impatto si verificherebbe principalmente attraverso le aspettative di inflazione e la politica monetaria, poiché i costi energetici più elevati mantengono i tassi di interesse elevati. L'aumento dei costi dell'elettricità potrebbe anche mettere pressione sui minatori di Bitcoin, costringendoli a vendere più BTC per coprire le spese. In ultima analisi, più a lungo dura il conflitto e più in alto salgono i prezzi del petrolio, maggiore sarà il rischio al ribasso per Bitcoin.

