La guerra principale in corso nelle notizie recenti è il conflitto in escalation tra gli Stati Uniti, Israele e l'Iran, che si è intensificato negli ultimi giorni. I raid aerei coordinati statunitensi-israeliani hanno preso di mira siti iraniani, uccidendo secondo quanto riferito il Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei il 28 febbraio 2026. L'Iran ha risposto con attacchi missilistici contro Israele e le basi statunitensi nella regione, portando alla chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto critico per il petrolio. Ciò ha aumentato le tensioni globali, interrotto le forniture di petrolio (con il greggio Brent che è schizzato fino al 13% a $82 al barile) e sollevato preoccupazioni per l'inflazione in mezzo a un potenziale coinvolgimento militare prolungato.
### Impatto sull'Oro
L'oro ha visto una significativa volatilità come classico asset rifugio in mezzo all'instabilità geopolitica. I prezzi sono inizialmente aumentati di oltre il 2% per testare $5,400 per oncia il 2 marzo, spinti dalla domanda di rifugio e dalle paure di una più ampia interruzione in Medio Oriente, inclusi picchi dei costi energetici e inflazione. Tuttavia, a partire dal 3 marzo, l'oro ha invertito i guadagni, scivolando sotto i $5,200 in alcuni mercati spot (ad esempio, giù dell'1.4% a circa $5,252 per oncia), pressato da un dollaro USA in rafforzamento che ha superato l'incertezza legata alla guerra. Gli analisti notano che il "premio di guerra" sta diminuendo mentre gli Stati Uniti raggiungono gli obiettivi militari iniziali, come il cambio di regime, sebbene un conflitto prolungato potrebbe spingere i prezzi verso $5,500–$6,000 se le tensioni persistono. Nel complesso, l'oro è aumentato di circa il 23% da inizio anno, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali e dalle paure degli investitori di un deprezzamento della valuta.
### Impatto sull'Argento
La risposta dell'argento è stata più mista e volatile rispetto a quella dell'oro, riflettendo il suo duplice ruolo sia come rifugio sicuro che come metallo industriale (utilizzato nella produzione, pannelli solari, ecc.). È aumentato bruscamente il 2 marzo (fino al 9% o più in alcuni mercati, toccando $95–$96 per oncia), ma è crollato del 6–8% il 3 marzo a circa $82–$83 per oncia, mentre il profit-taking, un dollaro forte e le preoccupazioni per il commercio globale e la domanda industriale interrotti dalla guerra dominavano. Febbraio 2026 ha visto un calo del 10.4% nonostante le tensioni, evidenziando come i problemi della catena di fornitura derivanti dal conflitto superino gli acquisti di rifugio. Il rapporto oro-argento è crollato recentemente, ma il beta più alto dell'argento significa che potrebbe affrontare ulteriori ribassi se la produzione rallenta ulteriormente.
### Impatto sulle Crypto
Le criptovalute hanno subito iniziali vendite come asset a rischio, con Bitcoin (BTC) in calo del 4–7% da circa $67,000 a $63,000 durante gli attacchi, cancellando $128 miliardi dalla capitalizzazione di mercato totale e liquidando oltre $300 milioni in posizioni. Ethereum (ETH) e XRP hanno seguito a ruota, in calo dell'1–2%. Tuttavia, i prezzi si sono successivamente ripresi, con BTC che si stabilizza intorno a $66,000–$69,000 e mostra resilienza nonostante la chiusura di Hormuz e i picchi del petrolio. Questo rimbalzo ricorda conflitti passati (ad esempio, gli attacchi Iran-Israele del 2024), dove la crypto è inizialmente scesa ma ha recuperato poiché gli investitori la consideravano non correlata ai mercati tradizionali. In particolare, in Iran, l'attività cripto è aumentata: le uscite dalla più grande borsa sono aumentate del 700% mentre i locali convertivano i rial in caduta libera in BTC per fuga di capitali, bypassando le sanzioni e un sistema bancario in fallimento. Gli analisti suggeriscono che una guerra prolungata potrebbe indirettamente aumentare la crypto se porta a tagli ai tassi da parte della Fed o a stampare soldi per finanziare gli sforzi degli Stati Uniti, sebbene non sia più vista come un rifugio "oro digitale" puro. BTC ha perso circa un terzo del suo valore dall'inizio dell'anno.


