Stablecoin e tasso privo di rischio: chi controlla il rendimento?

Il dibattito normativo negli Stati Uniti sulle stablecoin non riguarda le criptovalute. Riguarda l'intermediazione finanziaria.

Oggi, il mercato globale delle stablecoin si aggira attorno a US$ 150–170 miliardi in circolazione. La maggior parte delle riserve è allocata in T-Bills a breve termine, che hanno pagato qualcosa di vicino al 4% al 5% all'anno negli ultimi cicli.

Questo significa che l'attuale stock di stablecoin potrebbe generare qualcosa tra US$ 6–8 miliardi all'anno in rendimento lordo, a seconda dell'allocazione e della curva.

La domanda strutturale è semplice:

chi cattura questo flusso?

Storicamente, il sistema bancario è sempre stato al centro del tasso privo di rischio. Acquisisce depositi a basso costo, allocando in attivi sicuri o credito, e trattiene il margine.

Il GENIUS Act ha proibito agli emittenti di stablecoin di pagamento di distribuire interessi direttamente agli utenti, preservando la distinzione tra “mezzo di pagamento” e “strumento di risparmio”.

Ma strutture indirette di ricompensa hanno iniziato a emergere. E questo ha acceso l'allerta.

Se una stablecoin può offrire liquidità, programmabilità e rendimento competitivo, inizia a competere per i finanziamenti con i depositi tradizionali.

L'OCC ora segnala che qualsiasi struttura che, nella pratica, funzioni come pagamento di rendimento sarà trattata come interessi proibiti.

La decisione è strategica:

le stablecoin saranno solo infrastruttura di pagamento o evolveranno in uno strato globale di gestione della liquidità?

Se il rendimento del Tesoro inizia a fluire direttamente verso l'utente finale, l'intermediazione tradizionale si restringe. Se no, il sistema bancario mantiene la centralità.

In fondo, stiamo discutendo su chi controlla la distribuzione del tasso privo di rischio nell'era digitale.

E questo non è mai un dettaglio tecnico.